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![]() GLI APPROFONDIMENTI DEL CINE-FORUM
False verità - La menzogna nel cinema. (A cura di Antonegò)
Senza raggiungere gli estremi di Welles, il cinema ha sempre giocato con la sottile linea che separa spesso la verità dalla menzogna. E se da un lato il processo mitopoietico hollywoodiano è stato fondamentale nell'età dell’oro del cinema, creando divi e dive, come gli aedi classici creavano eroi, dall’altro il marketing sensazionalistico che accompagna certi film è divenuto noioso.
In tutto questo giocano un ruolo fondamentale la stampa e i “Purché se ne parli”, diceva Oscar Wilde. A volte dettagli rubati dai set, come Clark Gable che, odiando Vivien Leigh, mangiò un’intera testa d’aglio prima della celebre scena del bacio di “Via col vento”, o John Wayne che non voleva che i suoi personaggi sparassero alle spalle di nessuno, lasciano il dubbio che la verità venga alterata ad hoc. Ma, come diceva il giornalista nello splendido finale de “L’uomo che uccise Liberty Valance”, “Quando la leggenda supera la realtà, stampiamo la leggenda”. Il problema è, semmai, là dove storie evidentemente false, vengono spacciate per vere, a volte per mascherare dietro iniziative di vuoto marketing, la pochezza del film, come per “Blair witch project” o, come nel caso de “Il codice Da Vinci”, si creano eventi mediatici, spacciando per serio, ciò che serio non è. E in questi casi è difficile capire dove la stampa crea il fenomeno e dove invece non fa che cavalcarlo. E’ nato prima l’uovo o la gallina? E’ nato prima lo sciocco o il furbo che se ne approfitta? Come ci si può difendere da ciò? Ci sono solo due strade: affannarsi nella ricerca del vero, consultando più fonti (e internet pullula di siti che svelano le cosiddette bufale), attribuendo il marchio di affidabilità a quelle più attendibili. Oppure abbandonarsi alla sospensione dell’incredulità, in una sorta di recupero di quell’ingenuità abbandonata forse troppo in fretta, quando ci hanno svelato che Babbo Natale erano mamma e papà. In fondo il cinema è menzogna, è magia, è un baraccone circense che ci attira con chissà quali promesse. E’ intrattenimento. O forse no. Forse, allora, a ben vedere, sono proprio certi film di fantascienza o in cui “ogni riferimento a fatti e persone é puramente casuale” che sono in grado di farci cogliere verità che la stampa non potrebbe pubblicare, perché pagata dai potenti o perché senza le prove si rischiano le querele. E allora si capisce perché i regimi totalitaristi bruciavano i libri e incarceravano gli artisti e perché i vincitori scrivono la storia e fanno il deserto e poi lo chiamano pace. Perché la fantasia e la memoria dei ricordi sono le caratteristiche che rendono l’uomo l’essere speciale che è. Ma qui il discorso prenderebbe un’altra strada e, in fondo, come cantava Il Bardo, “Noi siamo della stessa stoffa di cui son fatti i sogni e la nostra piccola vita è cinta di sonno. E così, anche lo spettacolo dianzi svenuto è svanito, senza lasciare fumo di sé”.
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