L’11
gennaio scorso ci ha lasciati Eric Rohmer, uno dei più importanti registi
francesi contemporanei. Ma Rohmer (il cui vero nome era Maurice Scherér) fu
anche commediografo, scrittore, autore di programmi televisivi nonché critico
cinematografico. Assidua la sua collaborazione con la rivista “Les Cahiers du
cinema” assieme a Rivette, Chabrol, Godard e Truffaut, ovverosia i pionieri
della Nouvelle Vague. Una carriera lunghissima, iniziata nei primi anni
cinquanta con alcuni cortometraggi e proseguita per circa mezzo secolo, in cui
anno visto la luce opere di alto pregio tra cui ricordiamo “La mia notte con
Maud” (senza ombra di dubbio il suo capolavoro), “L’amore e il pomeriggio” e
“Pauline alla spiaggia”. Rohmer fu un regista originale, ben diverso dai suoi
colleghi e che soprattutto è riuscito nel corso degli anni a restare fedele al
suo stile. Quale stile? In una parola si potrebbe definire “essenziale”. Ma
attenzione: l’essenzialità era un tratto distintivo della “Nouvelle Vague” i
cui film venivano realizzati con pochi mezzi, ma mentre quasi tutti gli altri
registi si convertiranno lentamente alle logiche di mercato (pensiamo
soprattutto a Truffaut), Rohmer non tradirà mai (o quasi) il suo stile. E
quindi le sue opere saranno sempre dominate dalla semplicità, dal rifiuto di
scenografie costose (con l’esclusione di “Perceval”, suo unico film in costume)
e dall’impiego di attori famosi. Uniche eccezioni, sotto quest’ultimo aspetto,
sono “La mia notte con Maud” (in cui figurano Jean Louis Trintignant e Françoise
Fabian) ed “Il ginocchio di Claire” (con Jean Claude Brialy). L’altro aspetto
fondamentale del cinema rohmeriano erano i dialoghi: i suoi sono forse tra i
film più parlati della storia del cinema e questo in parte spiega il non grande
successo riscosso tra il pubblico medio che li ha spesso etichettato come
“noiosi”. Addirittura “La mia notte con Maud” costituisce oggetto di una
battuta in un notevole film di Arthur Penn, “Bersaglio di notte”, in cui Gene
Hackman, all’invito della moglie ad andare a vederlo al cinema, risponde con
“perché spendere dei soldi per sbadigliare?”. E pensare che Penn era uno dei
registi più apprezzati dalla Nouvelle Vague! Ma tralasciando queste
considerazioni non possiamo non ricordare questo grande regista che in un certo
senso con i suoi film ci ha offerto la visione di un mondo che forse non
esiste, un mondo in cui non si parla di politica, di tragedie, di malattie ma
solo di amicizia, sentimenti e altre cose belle. In sostanza Rohmer poteva
apparire come l’esatto opposto di Godard: eppure tra i due qualcosa in comune
c’era…
Due
curiosità:
Godard
fa una comparsata nel primo lungometraggio di Rohmer, “Il segno del leone”;
La
casa di produzione di una buona parte dei suoi film (“Les films du losange”) fu
fondata assieme al futuro regista Barbet Schroeder (autore, tra gli altri, de
“Il mistero Von Bulow”)