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![]() GLI APPROFONDIMENTI DEL CINE-FORUM
Anteprima mondiale Angeli e demoni. (A cura di Antonegò) ![]() Infine, l’inossidabile Piera Detassis (la naftalina al giorno d’oggi fa miracoli) presentava il cast e, sul palco della Sala Petrassi, si avvicendavano Ron “Ricky Cunningham” Howard (per quanti film possa girare nella sua vita, resterà sempre Ricky Cunningham), il superfico e gomma-ciancicante Ewan McGregor, che entrando in sala, ahimé, me ne toglieva la supremazia, pur senza proferire neanche una parola gusto menta, la misconosciuta Ayelet Zurer (segnatevi questo nome, perché non vi verrà mai in mente! Si vede che la produzione aveva speso tutto per la coppia Hanks – McGregor e per le costose cartapeste digitalizzate di Piazza S. Pietro), Tom Hanks, cui era stato evidentemente affidato il ruolo dell’attore simpatico che deve fare la battuta su Berlusconi, ruolo che, per inciso, non gli garantirà il terzo premio Oscar, Pierfrancesco Favino che si prodigava in un originale e inaspettato elogio della città di Roma (ma chi li scrive i copioni delle interviste delle anteprime? Forse lo stesso sceneggiatore che scrive le interviste dei calciatori post partita…!) e infine Hans Zimmer (!!), che evidentemente voleva farsi un giro per Roma e si è accodato al cast, in questa presentazione mondiale. Girandomi, noto che in sala c’è mia cugina col marito e Roma Capitale mondiale del cinema, torna Roma provinciale gusto paesello, in cui ci si incontra tutti al bar centrale per giocare a scopetta e briscola, sputtanandosi gli ultimi spiccioli in oppiciacei totocalci e sorseggiando un quartino di vino bianco, prima di mezzodì e rosso, scavallata l’altra metà della giornata… Potremmo chiudere qui e far calare insieme alle luci in sala, anche un neanche troppo simbolico velo pietoso. Ma per rispetto ai due biglietti omaggio che rendono piacevole quasi qualsiasi visione, cercherò di recensire il film. Cominciamo con le mani avanti. Certo, da un film del genere non ci si può aspettare chissà cosa, se non staccare lo spinotto del cervello per due ore e rilassarsi (peccato che i più dimentichino di riattaccarlo lo spinotto). E cercherò di evitare la lista di incongruenze (mi si perdonerà la plateale e roboante preterizione) e impossibili sospensioni dell’incredulità causate, per esempio, dalla manifestazione di anti-cattolici, durante il conclave in piazza S. Pietro, o dalla Piazza Navona semivuota in cui il supercattivo entra con un furgone, fregandosene evidentemente (beato lui!) di varchi attivi e zone pedonali, o dagli errori sulle liturgie ecclesiastiche… Sì, penso che cercherò di evitare…! Se potete, fatelo anche voi. È senz’altro piacevole vedere come gli americani vedono Roma, anche se, come al solito, cercano di distruggerla; pare non ci sappiano stare senza la voglia di far saltare per aria Colossei e Basiliche. Ed è curioso vedere muoversi le nostre forze dell’ordine in un Kolossal Hollywoodiano. Eviterò, infine, molto accuratamente di narrarvi il fantascientifico finale in cui antimateria, Camerlenghi aviatori e una quanto mai coreografica Piazza S. Pietro digitale vengono miscelati in maniera del tutto scriteriata da un Ron Howard i cui Happy days sono quanto mai lontani (lo so: battuta scontata, ma mi adeguo verso il basso). E nessun Fonzie potrebbe farci nulla. Neanche dando pugni ad un jukebox office che senz’altro premierà lo sforzo. Comunque, battute sarcastiche a parte, le due ore passano spensierate, torcicollo e membra formicolanti a parte, e resta comunque il piacere di aver fatto parte di questo baraccone mediatico ambulante sul quale il cinema americano gira il mondo, vendendo elisir di lunga vita e sogni ad occhi aperti, in questa sorta di postmoderna mitopoiesi che, se da un lato ci fa rimpiangere aedi capaci di narrare le gesta eroiche di Achille e Ulisse, dall’altro, in fondo, ci rende figli dei nostri tempi. E per quanto mala tempora currunt, da bravi figli, contestiamo, deridiamo, ma alla fin fine, non possiamo rinnegare del tutto il piatto in cui mangiamo. E così, pur anelando alla più raffinata nouvelle cuisine e alla più sostanziosa amatriciana casalinga, non rinunciamo, ogni tanto, nostro malgrado, al rozzo Big Mac.
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