Woody Allen torna al genere che, per chi vi scrive, gli riesce meglio: la commedia sofisticata, ambientata nella sua amata New York, con battute al vetriolo che mettono a nudo le debolezze del genere umano e due protagonisti che difficilmente dimenticheremo: la svampita, deliziosa Melody (una bravissima Evan Rachel Wood) ed il burbero genio misogeno Boris (Larry David), che la incontra per uno dei tanti casi della vita a cui e’ spesso affidato il nostro destino.
Boris e’ l’alter ego di Woody Allen (certe volte sembra proprio di vedere Woody per come l’attore riesce ad assumerne l’inconfondibile mimica facciale) ed incontra Melody casualmente. Non e’ un incontro romantico, Boris se ne vorrebbe disfare al piu’ presto ma, per qualche strana alchimia dei contrasti, Melody riesce con il suo “primitivo” candore e la sua sensibilita’ ad entrare nel mondo chiuso e pessimista di Boris, che grazie a lei riesce a sopportare meglio la realta’ che lo circonda. Ma il destino, che bussa alla porta accompagnato dalle prime note della Quinta sinfonia di Beethoven (Woody e’ sempre geniale..) e’ in agguato: arriva la madre di Melody e tutto il precario equilibrio di Boris rischiera’ di rompersi…
Allen, che si fa impersonare dal “genio” Boris, dirige una commedia (di cui e’ anche sceneggiatore) con un dialogo scoppiettante e pieno di battute che fanno venire la voglia di rivedere il film. Certo la sua visione della realta’ e’ sempre sarcastica e cinica, ma forse meno che in passato: i personaggi, anche con le loro debolezze, sono visti in maniera piu’ benevola, quasi consapevole che le debolezze del genere umano fanno parte della vita stessa e quindi devono essere accettate. Ed infatti il finale del film, senza falsi moralismi, fa vedere che la felicita’ puo’ essere raggiunta anche in maniera anticonvenzionale, con un unico principio da rispettare: “basta che funzioni”.