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10.000 aC

(di Penelope Pit-Stop)
 

Sottotitolo: eroe per caso…!

Il protagonista è bello, ma non balla. Tanto che ben presto si comincia tifare per il cattivo che ha rapito la sua bella: tenero e premuroso. Strano che non scocchi la sindrome di Stoccolma.

Intanto, l’ultimo dei romantici, che non sa far nulla senza l’aiuto dell’amico saggio, se la cava sempre. Ha il cuore tenero e parla con gli animali, si ritrova a capo di tribù ed eserciti senza avere idea del perché. Convince uomini selvaggi a fidarsi di lui e seguirlo in un’impresa impossibile con una semplice battuta. Neanche degna di menzione. 

In estrema sintesi, nel 10.000 A.C. ci sono Omero nascosto sottoterra, lanci di lance scontati, un po’ di 300, un po’ di Lost, una vecchia raccapricciante, un po’ di deserto e un po’ di neve, un po’ di Atlantide e un po’ di alieni… profezie a non finire, un gattone con i denti da tricheco, e un interprete simultaneo ante litteram. E l’amata dal protagonista, ingrata e graziata miracolosamente nel finale latte e miele. 

Considerazione implicita al film: le guerre le fanno scoppiare sempre le donne…  >:-(

 

Insomma... Divertente, ma senza esagerare.

Se proprio non potete fare a meno di vederlo "in cassetta"...

 
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(di L’Irriverente)
 

Finalmente Emmerich riesce ad inventare senza trascendere o esasperare. Se la distruzione di astronavi aliene tramite un programma virus iniettato con un pc portatile era davvero troppo inaccettabile anche per un film di fantascienza come Indipendence Days, qui l’inverosimile diverte e intrattiene in maniera abbastanza convincente.
L’ipotetica Terra di 10.000 anni avanti Cristo viene rappresentata senza alcun criterio, ma questo poco importa perché il film si propone al pubblico come una produzione di puro intrattenimento dove magìe, trasmigrazioni, gesta eroiche e mammoth sono ammessi senza pregiudizi o pomposi concetti sull’arte del cinema.

 
Circa due ora di entertainment per svagare la mente seguendo una storia che contiene un po’ tutto: inseguimenti, azione, effetti digitali, stargate, alieni o atlantidei, il tutto legato da un filo conduttore rappresentato da una piacevole storia d’amore tra il protagonista e la sua bella che viene rapita dal malvagio popolo che costruisce piramidi vicino ad un fiume... Per contorno: amicizia e lealtà!
Che volevate di più?
Pur non avvicinandosi nemmeno ai primi posti tra i film fantastici o d’azione, “10.000 AC” è comunque un buon prodotto per tutti quelli che vogliono “staccare un po’ la spina” e che vogliono abbandonarsi ad una visione senza alcuna pretesa.
 
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(di Technino)
 

Film “fiction” su una guerra combattuta fra tribu’ nel 10.000 aC: il regista racconta molto bene una storia di fantasia, che sara’ apprezzata dagli spettatori che vanno al cinema alla ricerca di emozioni senza badare troppo a quello che e’ “storico” o verosimile.

 

Bellissime le scene di movimento con i Mammuth (la caccia e la carica sul pendio della piramide) e quelle con i grossi uccelli predatori. Insomma un film che non deludera’ gli appassionati dei film di Emmerich e gli spettatori che sono in grado di emozionarsi dimenticando per un momento la realta’ (quelli che hanno apprezzato Troy, tanto per intenderci).

 

P.S.: non si capisce perche’ alcuni critici storcono il naso quando i film non seguono la storia (qualcuno aveva criticato persino il Gladiatore…), mentre accettano senza battere ciglio trame inverosimili, come un assassino che se  ne va in giro indisturbato ad ammazzare tutti trascinandosi appresso una bombola di aria compressa, inseguito solo da un vecchio sceriffo al limite della pensione senza che SWAT, FBI, Guardia Nazionale alzino un dito per fermarlo, agenti che si fanno strangolare per aver dato tranquillamente le spalle all’assassino libero di alzarsi e di colpire, un cacciatore che, dopo aver rubato sul luogo di una strage di narcotrafficanti un valigia piena di soldi, ci torna nottetempo solo per dar da bere ad un corriere di droga morente (non voleva che morisse di sete…), in modo che l’assassino possa iniziare la caccia. Se non e’ fiction questa….

 
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